Scelte rapide:


Antonella Ladu: Religiosità popolare e tavolette dipinte. Storia degli studi

Il mio lavoro di tesi del Corso di Laurea Specialistica in Antropologia culturale ed Etnologia, della facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Sassari, ha interessato il fenomeno votivo nel senso generale del termine e gli ex voto dipinti di tre Santuari della Sardegna nel particolare.

Per quanto concerne lo studio generale sono state prese in considerazione le teorie inerenti al fenomeno votivo, visto come parte integrante della devozione popolare, con cui i fedeli chiedono una grazia o rendono omaggio alla divinità per averli sorretti e aiutati nei momenti di maggiore esigenza.

Appare fondamentale dal punto di vista antropologico, il rapporto che si instaura tra il fedele e la divinità di riferimento, in quanto è un rapporto che non si esaurisce con il dono ma continua e si arricchisce di un pellegrinaggio che diventa un rinnovamento della fedeltà e della gratitudine verso quella Madonna o quel Santo e il suo Santuario.

La pratica votiva nasce dalla fede e dalla consapevolezza dell’uomo di sentirsi inferiore e impotente di fronte a degli eventi in cui a prevalere è la negatività e dalla necessità di credere in qualcosa che lo rassicura e nel quale affidarsi totalmente.

Nel tempo la considerazione verso l’ex voto ha subito una mutazione, mentre in passato lo si vedeva legato alla superstizione, è diventato un oggetto che ha una sua grande rilevanza, la sua importanza è data infatti dalla sua molteplicità, sia per quanto riguarda l’aspetto iconografico che il fenomeno antropologico, da esso si possono ricavare notizie antropologiche, socio-economiche, storico-artistiche.

Ma non deve essere nemmeno inteso come un documento della vita reale ma di eventi vissuti all’interno della sfera del mito, non si tratta infatti di un documento della vita quotidiana in quanto la scena raffigurata viene filtrata attraverso un codice figurativo stabilito.

I temi legati all’ex voto si presentano vari e coinvolgono sia il “miracolato”, sia la divinità, sia colui che mette in pratica il racconto miracoloso, il cosiddetto “pittore in pietà” ovvero il “canale” attraverso il quale il miracolato intende manifestare il suo voto.

In Sardegna la pratica votiva si conserva tutt’oggi solo in alcuni santuari e da sempre ha coinvolto fedeli di diversa estrazione sociale per motivi di malattie, di incidenti, di guerra e anche per motivi legati alla giustizia.

Attraverso l’osservazione delle tavolette dipinte è da notare come non vi sia trasparenza sulla classe sociale del miracolato, egli infatti poteva preferire di farsi dipingere non con gli abiti della vita quotidiana ma con quelli riservati alle feste, come segno di rispetto verso la divinità. Ed è riconducibile a questo motivo anche la presenza ripetuta di letti a baldacchino, nonostante sia chiaro che il fenomeno votivo ha da sempre coinvolto tutte le classi sociali.

Uno dei pochi santuari in cui è ancora viva la pratica votiva è quello di San Costantino a Sedilo, in cui gli ex voto hanno mantenuto l’originaria collocazione all’interno del luogo sacro.

La devozione verso S. Costantino ha da sempre coinvolto molti centri, è il risultato di fenomeni di riplasmazione e di rifunzionalizzazione dell’originaria elaborazione del clero greco-bizantino presente in Sardegna nell’alto medioevo.

In seguito alla conquista del nord Africa da parte degli Arabi e con la distruzione di Cartagine, molti monaci africani, legati ad ordini religiosi orientali, trovarono rifugio in Sardegna e qui diffusero la venerazione verso la vita dei Santi e portarono la popolazione ad accogliere i martiri del culto orientale, come S. Elena, S. Giorgio, S. Antioco.

La leggenda narra che uno schiavo sardo, originario di Scano Montiferro, durante una delle scorrerie dei saraceni nell’isola, fu rapito e portato in Africa. A Costantinopoli durante una notte di prigionia gli apparve in sogno un nobile uomo con un’aureola in testa che sosteneva di essere San Costantino, gli promise la liberazione se gli avesse dedicato una chiesa nei pressi di Sedilo, in regione Nordai. Lo schiavo, una volta libero, si dedicò alla realizzazione della sua promessa e fece erigere la chiesa seguendo le indicazioni che il santo gli aveva dato.

A differenza di altri santuari dove si è persa la tradizione di recarsi in pellegrinaggio o di portare ex voto, al santuario di san Costantino è un fenomeno ancora molto sentito. Padre Giovanni Battista Manzella nel 1920 circa, riporta come la devozione e gli atti di pellegrinaggio e penitenza fossero diffusi tra i tantissimi pellegrini che si recavano al santuario. Egli scrisse: "osservai come attorno alla chiesa, tutto il giorno e quasi tutta la notte, girano pellegrini a far la guardia al Santo. Donne coi capelli sparsi, uomini a capo scoperto, con candele o bandiere o rosari in mano, a piedi e a cavallo, di corsa o a passo lento. (…) a San Costantino ogni atto è serio e religioso. E’ un voto di viaggio, denaro, tempo e sacrifici enormi. (…) qui si vedono donne in ginocchio, dalla porta all’altare trascinarsi genuflesse con atteggiamento devoto (…)."

Il senso della devozione verso il Santo trova la sua espressione più grande nell’organizzazione, da parte della comunità sedilese, dell’Ardia che si celebra il 5 e 6 luglio.

E’tradizione, in questo particolare giorno di festa, portare al santuario le offerte da parte di chi deve richiedere o ha visto realizzarsi una grazia per opera di san Costantino.

Dall’ osservazione delle molteplici tavolette presenti, è capibile come la loro appartenenza sia primariamente legata ad un contesto agro-pastorale, il santo appare secondo un’ideologia iconografica sorta nel periodo altomedievale, tra il VII e il IX sec., che lo raffigura a cavallo, e l’uomo può comparire secondo lo schema che lo vede di piccole dimensioni rispetto la divinità, o al suo contrario può essere raffigurato di dimensioni maggiori.

Proprio in un contesto agro-pastorale diviene fondamentale la presenza degli animali, l’animale diviene infatti fondamentale per l’uomo e per il suo lavoro nei campi. Un chiaro esempio è dato da una tavoletta in cui un uomo di Villanova Monteleone chiede la grazia per il suo cavallo, che appare raffigurato con una fasciatura sull’addome. Nell’iscrizione, in cui spiega la vicenda che lo ha portato a rivolgersi alla divinità, definisce l’animale "amica", sottolineando come il rapporto tra uomo e animale possa rappresentare qualcosa di significativo non solo dal punto di vista lavorativo ma anche "umano".

Sin dall’antichità, e particolarmente nel medioevo, il cavallo ha sempre rappresentato una componente fondamentale nell’organizzazione sociale della comunità sedilese e degli altri centri isolani, tanto che la stessa carta de logu proibiva ai sudditi del giudicato di Arborea la vendita dei cavalli e si autorizzava il loro commercio solo attraverso il controllo statale.

Le scene riprendono malattie che colpiscono i bambini, gli adulti, operazioni chirurgiche, corsie di ospedali e in un ex voto in particolare l’elemento-sangue è evidente ed abbondante.

Il sangue benché sia simbolo di vicinanza alla morte, può rappresentare la salute, l’affermazione della vita sulla morte.

Quando è la malattia ad essere rappresentata, a prevalere è l’immagine del letto, in cui il malato giace da solo, spesso attorniato da altre figure in atteggiamento orante.

Per quanto riguarda il tema degli incidenti lo schema compositivo si basa solitamente su
due moduli che coinvolgono l’uomo, nell’incidente caratterizzato dal ribaltamento della carrozza infatti le persone o vengono sbalzate fuori, e sono schiacciate dalle ruote del carro, oppure vengono calpestate dagli animali.

Quando la disgrazia coinvolge le automobili, a prevalere è l’immagine del mezzo incidentato e può comparire anche la sua fotografia che mostra più chiaramente il suo stato.

Tantissimi sono le tavolette appartenenti al tema “vari”, quegli ex voto cioè in cui non è precisato il motivo della richiesta, spesso si tratta di tele ricamate, nella maggioranza dei casi è raffigurata l’immagine di San Costantino a cavallo, secondo l’iconografia classica che compare nelle immaginette sacre.

Gli ex voto che fanno parte del tema della guerra coinvolgono sia la prima guerra mondiale che la seconda e sono stati donati da soldati scampati al fuoco nemico, per cui compaiono immagini di trincea o di navi militari.

I supporti materiali delle tavolette sono caratterizzati dalla carta, dal cartoncino, dal legno, dalla tela mentre le tecniche pittoriche più utilizzate sono l’olio a tempera, i disegni a matita.

In gran numero sono presenti stoffe ricamate, in cui a dominare è il motivo floreale, e le fotografie, sia in bianco e nero che a colori, ed innumerevoli sono gli ex voto in argento, che hanno sostituito nella maggior parte dei casi i precedenti oggetti in cera, bronzo e legno che mettevano in mostra le parti anatomiche colpite dal male.

[16 giugno 2008]