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Cristian Chessa: L’Ardia di Sedilo, tra sacro e profano. Analisi sociologica di un rito

In questo lavoro mi sono proposto di portare alla luce quali e quanti significati si celano dietro una manifestazione come l’Ardia. Per fare questo ho predisposto delle interviste che ruotassero su una domanda centrale: “Cosa rappresenta per lei l’Ardia?”.

Dalle interviste effettuate sul campo e da quelle estratte da altro materiale video e cartaceo in mio possesso, è stato possibile giungere alla conclusione che l’Ardia è una festa essenzialmente religiosa. Non folklore fine a se stesso ma atto di fede, attraverso il quale ogni cavaliere, ma anche ogni persona presente nel Sagrato di Monte Isei, porge il suo ringraziamento a San Costantino. Vedere l’Ardia come una manifestazione religiosa è un’idea comune anche ad altre comunità: gli intervistati di Sassari, Osilo, Bono e Cagliari hanno risposto allo stesso modo, sentendo l’Ardia essenzialmente come un atto di ringraziamento e devozione verso Santu Antinu. L’Ardia è anche una processione, che inizia con la benedizione di Don Carboni e la consegna delle pandelas e termina con la riconsegna delle stesse. Ma l’Ardia abbiamo appurato non essere solo dimostrazione di fede, ma presenta altri significati: c’è chi vive l’Ardia come una sfida, una sfida portata dai cavalieri alle tre pandelas nel tentativo di avvicinarsi a loro il più possibile e addirittura cercare di superarle. L’Ardia è anche prova di abilità, di coraggio, di balentia. Quella balentia che sta nel coraggio dei cavalieri di affrontare un percorso che nasconde insidie e pericoli ad ogni metro.

Altro punto interessante è stato riscontrato in un’analisi in chiave cattolica del rituale e dei simboli dell’Ardia, analisi elaborata da Don Salvatore Saba, parroco di Ossi. Nella sua analisi Don Saba parte dal presupposto che l’Ardia sia l’occasione, per i presenti, siano essi cavalieri o semplici fedeli, per raggiungere la salvezza e la redenzione dai peccati. Dalla nomina del capo-corsa al momento conclusivo dell’Ardia, passando per l’attraversamento dell’arco, i giri attorno alla chiesa e gli spari dei fucilieri, tutto in quel contesto concorre al raggiungimento di uno stesso fine e progetto celeste: la salvezza degli uomini dal peccato.

Nell’ultima parte del lavoro, è stata elaborata una piccola riflessione sulla pubblicità e la comunicazione dell’Ardia. Il messaggio “Ardia come atto di fede” non giunge in maniera adeguata al di fuori della cerchia di coloro che la conoscono già, e sarebbe invece doveroso che anche le istituzioni, Regione in primis, sostenessero le attività comunicative che concernono l’Ardia. Il punto focale è questo: un fatto per essere conosciuto deve entrare in quella che viene definita agenda setting, che costituisce l’elenco delle notizie e degli argomenti trattati giornalmente dai mezzi di comunicazione di massa. Un fatto o un argomento che non vengono inseriti in tale agenda, di fatto è come se non esistessero o non fossero mai accaduti. Sarebbe quindi opportuno un giusto e corretto inserimento dell’Ardia nell’agenda setting del mezzo televisivo, l’unico che si ritiene sia in grado, conciliando audio e video, di trasmettere per intero e in maniera esatta il vero significato dell’Ardia come atto di fede, non solo semplice folklore o spettacolo equestre.

[16 giugno 2008]